LAOS: la vita di un pastore PDF Stampa E-mail
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LAOS: la vita di un pastore
26 gennaio 2012

Nel 2000 Kye ha perso la libertà a causa della sua fede in Gesù. Nella provincia nella quale era stato inviato come pastore, grazie alla sua attività la Chiesa era cresciuta fino a contare 500 membri, poi venne arrestato. Intanto, mentre era in prigione, contro i credenti del suo villaggio fu esercitata una forte pressione affinché scegliessero se rinnegare la loro fede o perdere le loro terre e i mezzi di sostentamento. Dopo aver scontato ben 4 anni di carcere, tornò a casa e alla sua chiesa con una fede ancor più forte e determinata.
Suo suocero, uno dei capi del villaggio, non aveva mai approvato la sua nuova fede e temendo che Kye iniziasse nuovamente la sua opera pastorale, gli intimò di trasferirsi altrove.
A giugno del 2006 Kye, sua moglie e i loro 2 figli furono costretti a impacchettare le loro cose e a partire. Le minacce del suocero erano diventate serie: la sua fede dunque gli costò la perdita della casa e della Chiesa.

Nel 2009 Kye è tornato con un parente al suo vecchio villaggio, per motivi familiari. Appena giunto lì, le autorità hanno arrestato lui e il parente, accusati di diffondere il cristianesimo, una “ideologia considerata sovversiva” in Laos. Questo paese è uno stato socialista e occupa la 12° posizione della WWList, la lista dei paesi dove esiste la persecuzione. Tornando ai due prigionieri sono state vietate loro le visite, persino dei familiari. Dato che non vi erano prove di alcun tipo contro di lui, dopo ben 7 mesi  è stato rilasciato (il parente era già stato liberato). Di questo secondo arresto Kye racconta: “Il primo giorno la polizia ci ha incatenato mani e piedi al muro. Non potevamo sederci, sdraiarci o usare il bagno. Non potevamo dormire. Il giorno dopo siamo stati portati in un piccolo villaggio. Hanno scavato una grossa buca e ci hanno buttati dentro, sempre con mani e piedi incatenati. Ci hanno lasciati lì per un mese intero. Volevano mantenere il segreto sul nostro arresto… Quello che ho sperimentato lì, è molto peggio di quello che ho vissuto la prima volta in carcere”.

Tutt’oggi molti cristiani in Laos sono sottoposti a pressioni fisiche ed emotive per costringerli a rinunciare alla loro fede. Nel 2010, 29 cristiani sono stati uccisi e almeno 20 sono stati arrestati e detenuti senza processo. Undici famiglie cristiane sono state obbligate a lasciare i loro villaggi e a vivere nella foresta quando hanno rifiutato di rinnegare la loro fede. Nonostante l’alto livello di persecuzione, la Chiesa in Laos sta crescendo.

FONTE: Porte Aperte