COREA DEL NORD: Amnistia per prigionieri PDF Stampa E-mail
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COREA DEL NORD: amnistia per prigionieri dei campi di lavoro
12 gennaio 2012

I vertici del governo nordcoreano hanno annunciato un’amnistia e l’1 febbraio 2012 sarà rilasciato un numero imprecisato di prigionieri dai famigerati campi di lavoro, veri e propri lager in cui letteralmente scompaiono dissidenti politici, criminali e cristiani. Questa amnistia fa parte dell’insieme di eventi organizzati per celebrare l’anniversario della nascita dell’ex presidente Kim Il Sung e, contemporaneamente, il 70° compleanno del “Caro leader” Kim Jong Il, scomparso di recente. Intanto proseguono gli sforzi per il consolidamento del potere nelle mani del nuovo leader, il giovane Kim Jong-Un.

Vanno chiarite subito alcune cose. Fino al 2005 questo tipo di amnistie veniva concesso un paio di volte l’anno, poi divennero sempre più rare. I soli prigionieri che possono rientrare in questo tipo di provvedimenti sono quelli considerati “rieducati”, ciò significa che devono aver passato qualche anno in questi lager, aver svolto bene i loro compiti e compreso appieno le lezioni obbligatorie sull’ideologia Juche. Alcuni di queste terribili prigioni sono definite campi per detenuti politici (“Gwanliso” in coreano): ebbene le persone rinchiuse qui non verranno rilasciate perché considerate “incurabili”. Questi campi sono pieni di attivisti e oppositori politici, di gente che ha tentato la fuga in altri paesi ed è sospettata di essere entrata in contatto con sudcoreani e, infine, oppositori ideologici, tra cui troviamo anche i cristiani.

Inoltre non sarebbe poi la prima volta che le autorità ordinano una serie brutale di arresti per riempire nuovamente i posti vacanti lasciati nei campi dopo queste amnistie e il motivo è semplice: i prigionieri sono costretti a massacrarsi di lavoro pesante per 16 o 18 ore al giorno, a volte senza cibo e con divise logore e inadatte al clima (non pochi muoiono per gli stenti e le punizioni/torture inflitte) e rappresentano manodopera a costo zero per lo Stato, che ne ha estremo bisogno visto la disastrosa e anacronistica gestione dell’economia.

Ero in uno dei più piccoli di questi campi”, ci ha raccontato un profugo cristiano. “Non per le mie attività cristiane, ma per aver tentato la fuga in Cina (molti nordcoreani, a causa della carestia e degli stenti, tentano la fuga all’estero). Ogni giorno moriva qualcuno e mi obbligavano a prendere quei corpi e a portarli fuori dal campo per seppellirli. So che è sbagliato, ma provo ancora un odio profondo per quelle guardie. Una mia familiare è in uno di questi campi politici ora. Non riesco a pensare a ciò che starà passando, è troppo doloroso”. Un altro cristiano, rilasciato dopo molti anni da uno dei più terribili di questi lager (Yodok), ci ha confidato: “Sono tombe di massa. L’intero sistema mi faceva uscire di senno. Ho visto persone morire di fame e di malattia. Ho visto esecuzioni sommarie”. Un’altra ex prigioniera, visibilmente traumatizzata per l’esperienza, raccontava che ogni giorno in quel campo equivaleva all’inferno e di fronte alla domanda di quale fosse stata la cosa peggiore che aveva vissuto là, dopo un lungo silenzio ha risposto: “Non saprei che dire. Ogni giorno era una tortura. La gente moriva quotidianamente e a volte i corpi venivano bruciati. Poi le guardie spargevano impietosamente le loro ceneri lungo le strade che percorrevamo ogni giorno e ricordo che pensavo: un giorno gli altri prigionieri calpesteranno le mie ceneri”.

Solo l’anno scorso, Amnesty International ha dato notizia che, secondo i rilevamenti dei satelliti, questi campi della Corea del Nord sono in espansione. Porte Aperte denuncia da tempo questa terribile realtà: la Corea del Nord per la nostra WWList rimane il paese che più perseguita i cristiani al mondo.


FONTE: Porte Aperte