IRAQ: il nord non sembra più sicuro PDF Stampa E-mail
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IRAQ: il nord non sembra più sicuro
8 dicembre 2011

I primi giorni di questa settimana, i soldati americani che occupavano la base di Camp Adder, a Nassiriya, hanno lasciato l’Iraq definitivamente. Facevano parte dei 39.000 rimasti per addestrare le forze di sicurezza irachene, proteggere personale e strutture americane e organizzare operazioni antiterrorismo. Gli ultimi soldati con incarichi di combattimento avevano già lasciato il paese a metà agosto. Mentre i militari stranieri progressivamente fanno armi e bagagli, sarebbe fantastico poter dire che l’Iraq è stabile e ha trovato un suo equilibrio democratico.

Purtroppo la strada per un risultato del genere sembra essere molto lunga ancora. Vi riportiamo un fatto molto preoccupante: si sono verificati attacchi contro attività commerciali gestite da cristiani nell'Iraq settentrionale durante lo scorso fine settimana, organizzati, secondo fonti locali, da un partito politico islamico. Il Kurdistan, la regione irachena a governo curdo scenario di questi attacchi, è considerata la più sicura dell’intero paese, tanto che chi, come chi vi scrive, c’è stato, può raccontarvi di un paese relativamente stabile, di un’economia che prova a crescere e di una convivenza pacifica (ovviamente considerato il tutto nel contesto iracheno). Dopo diverso tempo, questo è il primo attacco contro i cristiani in questa regione, meta negli ultimi anni di veri e propri esodi di profughi cristiani in fuga da altre zone del paese minacciate dagli estremisti.

I fatti sono accaduti dopo il sermone di venerdì 2 dicembre del Mullah Mala Ismail Osman Sindi, nel quale affermava che era in atto una corruzione morale nei saloni di bellezza della città settentrionale di Zakho. Così un gruppo di giovani uomini, al grido “Non c’è Dio all’infuori di Allah”, hanno attaccato e bruciato vari negozi della città, la maggior parte di  proprietà di cristiani. Tra questi rivendite di liquori, alberghi e un salone di bellezza e massaggi. Il Mullah Sindi ha poi respinto le accuse, ma la violenza non si è fermata: una folla ha tentato di attaccare i quartieri cristiani di Zahko, ma le autorità sono riuscite a impedirlo. Le aggressioni sono continuate per tutto il week end e anche lunedì, spostandosi in altre città, Dohuk, Erbil e Sulaymaniyah in testa, sempre con le autorità impegnate a porre ordine.

La follia estremista minaccia la fragile sicurezza dell’intero Iraq e della popolazione cristiana irachena, in fortissima diminuzione in questo lembo di mondo.


FONTE: PORTE APERTE