Il pastore Yousef Nadarkhani rischia l'esecuzione PDF Stampa E-mail
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ROMA - In Iran il pastore Yousef Nadarkhani rischia l'impiccagione perché non ha abiurato la sua fede cristiana. Ci si attende una decisione entro metà dicembre. Il pastore, in carcere dal 2009, è un «prigioniero di coscienza, detenuto unicamente a causa del suo orientamento religioso», come scrive Amnesty International.

Già da metà ottobre scorso Amnesty invita a firmare un appello in cui si chiede «il rilascio immediato e incondizionato di Yousef Nadarkhani» oltre a «far decadere tutte le accuse a suo carico in relazione al suo credo religioso».


Il pastore era stato condannato a morte per apostasia nel settembre 2010, si è appreso poi, dopo un'ondata di proteste internazionali riversatasi sul Paese, che nei suoi confronti non pendevano più accuse legate alla fede, ma di «estorsione e stupro». Accuse respinte dall'avvocato di Nadarkhani, perché «mai lette durante le sessioni del processo cui era presente». Anche Amnesty International, che ha visionato i documenti del tribunale, ha confermato che estorsione e stupro non erano mai menzionati.

Il team leader di Christian Solidarity Worldwide per Medio Oriente e Africa sub-sahariana, dottor Khataza Gondwe, ritiene "preoccupante" che la "Guida Suprema" dell'Iran, l'Ayatollah Khamenei cui spetta ormai la decisione su Yousef Nadarkhani, continui a ritardare «lasciando il pastore in carcere e la sua famiglia in uno stato di desolante limbo» e ciò nonostante la Costituzione dell'Iran non preveda pena di morte per apostasia e nonostante anche i «suoi obblighi in quanto firmatario del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), che permette la libertà di religione e di credo». [arg]

FONTE: www.evangelici.net